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Piazza Navona è in un certo senso
l'orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultorici
di maestri come Gian Lorenzo Bernini (la Fontana dei Quattro Fiumi al
centro della piazza, che rappresenta il Danubio, il Gange, il Nilo ed il
Rio della Plata, i quattro angoli della Terra), Francesco Borromini e
Girolamo Rainaldi (Sant'Agnese in Agone, davanti alla fontana del
Bernini) e Pietro da Cortona (autore degli affreschi della galleria di
Palazzo Pamphili.
La piazza doveva celebrare la grandezza del casato dei Pamphili (in una
sorta di competizione con i Barberini ed i Farnese) ed Innocenzo X volle
che vi si erigesse il palazzo omonimo e che la piazza fosse ornata con
opere di ingente valore. Per il riassetto dell'area si ricorse perciò
alla demolizione di alcuni isolati, mentre la gara per l'aggiudicazione
delle commesse fu combattuta senza esclusione di espedienti fra i
principali architetti del tempo; un ruolo di rilievo nella scelta degli
artisti fu giocato anche dalla potente Donna Olimpia Maidalchini
(influente e disinvolta cognata del papa), alla quale si disse ad
esempio che Bernini avesse donato un modellino in argento del suo
progetto della fontana, ma secondo altri fu sempre lei a scegliere
Borromini per sostituire il Rainaldi nel completamento della chiesa.
La chiesa ricorda il martirio che la Santa avrebbe subito proprio in
qualla parte della piazza e, vuole la leggenda, sarebbe stata eretta
esattamente al di sopra di quel postribolo ove avvennero i fatti e che
si sarebbe perpetuato in tale funzione, sino appunto al momento della
costruzione, negli attuali sotterranei dell'edificio. È anzi proprio dai
fornici di questi locali interrati che la parola latina fornices assunse
anche il significato di lupanare (determinando inoltre la derivazione
della radice del verbo fornicare). La chiesa attuale sorge dove sin dal
Medioevo era già stata eretta una piccola chiesetta parrocchiale.
La notissima leggenda circa la presunta rivalità fra il Bernini ed il
Borromini suggerisce che a due delle quattro statue dei fiumi il maligno
Bernini abbia voluto concedere speciali tutele contro l'opera
dell'avversario: al Nilo una benda
sulla testa per sottrarsi all'infelice visione ed al Rio della Plata una
mano protesa per ripararsi dal forse imminente crollo della chiesa; ma
la credenza è infondata, poiché la fontana fu realizzata prima della
chiesa (com'è noto, poi, il Nilo ha la testa bendata perché al tempo non
erano state ancora scoperte le sue sorgenti). È vero invece che sulla
facciata della chiesa, la statua di Sant'Agnese ha una postura che apre
a molte possibili interpretazioni, fra le quali quella che la famosa
mano sul petto, insieme all'espressione del volto, sia segno di
sconcerto.
La "competizione" fra i due autori, almeno in questa piazza, si risolse
in toni scherzosi: alle critiche dello staff borrominiano sulla
possibile tenuta statica di una struttura cava, lo staff concorrente
rispose ironicamente, fissando il gruppo con "rassicuranti" tiranti
di... semplice spago.
Piazza Navona ha anche altre due fontane: la Fontana del Moro, scolpita
da Giacomo della Porta e ritoccata dal Bernini, situata nell'area sud
della piazza, e la Fontana del Nettuno (originariamente fontana dei
Calderari), situata nell'area nord, opera di Gregorio Zappalà e Antonio
Della Bitta. |
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