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La struttura originaria era classicamente basilicale: navata centrale
sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, soffitto a
capriate, abside semicircolare con il catino decorato in mosaico (la
decorazione originaria era però più ampia, coprndo anche i lati),
piccola cripta sotterranea in corrispondenza dell'altar maggiore e senza
dislivello con la navata. L'edificio
fu abbellito e crebbe nei secoli successivi: vi fu costruito accanto un
monastero, dedicato a santa Cecilia e a sant'Agata, papa Pasquale II
fece costruire nel XII secolo il campanile (oggi un poco pendente) e il
portico, e nella seconda metà del XIII Pietro Cavallini vi affrescò il
Giudizio universale, e Arnolfo di Cambio eresse il ciborio nel 1293.A
partire dal XVII secolo, e molto di più nel XVIII, le linee della
basilica antica vennero fortemente alterate: pur lasciando inalterato
l'abside, il presbiterio venne rialzato, il pavimento cosmatesco
sostituito, le capriate del soffitto sostituite da un controsoffitto in
legno (molti stucchi, dipinto centrale di Sebastiano Conca del 1725), le
finestre furono ridotte e nuovi coretti vennero creati sopra le arcate
tra le colonne (sorta di tardivo matroneo) riservato alle monache.
All'inizio del Settecento il cardinal Francesco Acquaviva d'Aragona
affidò a Ferdinando Fuga un intervento di sistemazione esterno assai
scenografico, il cui risultato fu l'attuale prospetto monumentale
dell'entrata, con il nome del cardinale stesso ben in vista, nuovi
ambienti destinati a sacerdoti e personale e la creazione dell'ampio
cortile, con a destra il monastero delle suore francescane e sinistra
quello delle benedettine.
Nel 1830, per ragioni di consolidamento, le colonne vennero chiuse
dentro gli attuali pilastri di mattoni, e gli archi abbassati.
Gli ambienti romani:
Degli ambienti sotterranei era nota soltanto la cripta e il cosiddetto
"Bagno", il calidarium in cui la leggenda voleva che si fosse fatto il
primo tentativo di soffocare Cecilia, fino a quando il titolare di Santa
Cecilia fra il 1887 e il 1913, cardinale Mariano Rampolla del Tindaro
decise all'inizio del '900 di restaurare e ampliare la cripta. Con
l'occasione furono effettuati saggi di scavo nel pavimento della chiesa
e del convento, che portarono alla scoperta di numerosi e complessi
ambienti sottostanti, per una profondità di circa 5 mt.
Sono stati rinvenuti resti di una domus del II secolo a.C. (murature e
colonne dell'atrium, pavimentazioni) e tracce di lavori successivi che
portarono la domus, in tutto o in parte, ad essere convertita in insula.
Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che la regione di Trastevere,
in epoca repubblicana ancora agricola e ad urbanizzazione estensiva, si
affollò successivamente, in epoca imperiale, con il crescere della
popolazione urbana.
L'evoluzione edilizia delle costruzioni scoperte copre un periodo di
alcuni secoli, giungendo fino all'epoca adrianea (II secolo). L'insula
utilizzò in parte murature preesistenti, ponendo il cortile al posto
dell'atrium antico, e presenta tracce di una strada, di una scala
d'accesso, di un'aula e di un piccolo impianto termale interno,
presumibilmente privato, nonché di pavimentazioni. Un ambiente che
presenta alcune vasche molto ben costruite ma non impeermeabiizzate
(probabilmente destinate a stoccaggio di derrate) che al momento dello
scavo furono trovate riempite di terra sotto un pavimento evidentemente
successivo, conferma l'ipotesi di datazione al II secolo della
trasformazione della domus in insula.
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